Home

La lana e la canapa sono state le materie prime prodotte e lavorate in proprio, da cui le comunità di montagna ricavarono le fibre tessili per la realizzazione di capi di abbigliamento e corredi secondo le proprie necessità ed esigenze. Dalla canapa, materia prima largamente coltivata in Valle d’Aosta, come in tutto l’arco alpino, in prossimità dei corsi d’acqua, si ricavava una fibra più robusta della lana e più resistente all’usura, da cui si otteneva un filato che, a seconda della finezza o rusticità veniva tessuto per confezionare biancheria e indumenti, teli per il bucato e per il fieno, cuscini da trasporto, e sacchi, nonché per produrre spago per cucire le suole delle pantofole, cordicelle e legacci ampiamente utilizzati nei lavori agricoli.
La tessitura è stata nei secoli scorsi una delle attività prevalenti della comunità di Champorcher in cui, durante i lunghi inverni, donne e uomini filavano e tessevano la tela di canapa (teila de meison) per il proprio uso e consumo ma anche in conto terzi come integrazione del reddito agricolo. In autunno, prima che la neve isolasse il paese, il filo di canapa in gomitoli e matasse veniva portato a spalle a tessere nelle varie famiglie, a primavera veniva restituito sotto forma di tessuto. I telai erano robusti, costruiti in legno di larice da falegnami locali e collocati nelle stalle dove l’umidità costante, dovuta alla presenza degli animali, era la condizione indispensabile alla tessitura del filato di canapa di natura piuttosto ruvido, rigido e poco scorrevole essendo filato a mano.